Modo grafico attivo

di Gabriele Battaglia

La mia è una storia forse banale, forse già sentita, priva di chissà quale enfasi eroica od innovativa, eppure carica a suo modo di un suo certo lato umano e sicuramente, per gli intenditori del settore, non priva di un suo fascino un po speciale.

Io sono sempre stato un utente Windows, nato con MS-Dos negli anni 90, ho sempre amato le righe di comando, le shell, i prompt erano, nelle mie notti insonni da “non studente e non lavorante”, la compagnia che frequentavo più spesso e più volentieri.

Non usavo sintesi ma solo barre braille, e fu in quelle notti, in compagnia di Radio Deejay, di una birra e di un migliaio di sigarette fumate distrattamente, nel garage di mio padre riscaldato da una vetusta stufa a bombola di gas, che mi innamorai della programmazione.

Eravamo agli inizi dei 90, ero ipovedente quasi cieco e, più per voler fare come gli altri del mio gruppo d’infanzia, che per residuo di vista sufficiente, convinsi mio papà a comprarmi prima un PC 128 Olivetti, poi, sempre seguendo le mode del gruppo, un Commodore64 e poi una Amiga 600; non so, e non voglio nemmeno saperlo, quanti dei miei pochissimi e preziosi centesimi di grado residui dell’occhio sinistro, siano andati bruciati sul video del 28 pollici della sala da pranzo, mentre cercavo di far evitare alla mia navicella spaziale, rocce, mostri e pianeti; oppure quando seguivo, spostandomi con la testa dall’alto al basso, i pezzi che cadevano nel blister del Tetris… mentre col joystick cercavo freneticamente di girarli nel verso giusto affinché si incastrassero per bene.

Poi, un bel giorno, mio zio che faceva e fa il piastrellista, e non ha mai saputo nulla di computer, un giorno dicevo, si recò, colto evidentemente da una di quelle illuminazioni divine che a volte avvengono nella vita di un uomo, in un negozio di informatica, spese 4 milioni di lire e, dopo una lunga consultazione con il venditore, mi portò a casa un Pentium 90 con MS-dos 6.22 e Windows 3.1.
“Io non so esattamente cosa potresti fartene” – Mi disse, “Ma sono certo che tu lo scoprirai.”

E lo scoprii davvero, diavolo. Di lì a poco mi arrivò una barra braille dal Cavazza e li, per la prima volta nella mia vita, potei lanciarmi nel meraviglioso mondo dell’informatica. Io ancora non lo sapevo ma ero solo all’inizio di una lunga e fruttuosa storia d’amore. E come tutte le storie d’amore, anche questa non è stata certo priva di crisi, di frustrazioni, di dilemmi, di momenti di morta… Sorriso.

Quando in dos, al suo stupendo prompt “C:>” digitavo “win”, seguito da invio, l’hard disk iniziava a macinare furiosamente e, mentre gli altri amici si apprestavano a giocare con Paint, col solitario Hearts o con altri video games grafici, a me la barra presentava la lapidaria frase: “Modo grafico attivo” e lì, irrimediabilmente terminava la mia avventura finché non me ne tornavo al mio “C:>”

Quel “Modo grafico attivo” era vissuto talmente tanto come un muro invalicabile, che si era addirittura infiltrato nei miei sogni. Ricordo una pagina del mio diario personale, era datata 6 agosto 1996 e vi descrivevo un sogno che avevo fatto. Sognavo che mi trovavo in motorino con un mio amico, eravamo appena usciti da casa e stavamo andando in sala giochi, dove ci aspettavano 2 ragazze carine, che erano venute a trascorrere le ferie nel nostro paese, da Torino, qualche giorno prima e che a noi piacevano un sacco.
Con il mio amico, mentre le aspettiamo, decidiamo di farci uno Street Fighter in sala giochi, mettiamo il gettone e quando tocca a me, vado a leggere la barra braille al posto del video e ci trovo la famigerata scritta: “Modo grafico attivo”.

Così, per 6 anni, cioè fino alla fine del millennio, sono rimasto in garage, a giocare col mio prompt di MS-Dos, ma lì ho aperto la mia mente al fantastico mondo della programmazione, quick Basic Extended 7.0 e i suoi concetti di variabili, di routine, di chiamate, di funzioni… Mi divertivo come un pazzo a scrivere programmi che mi allenassero con la ricezione del codice Morse, o a fare piccoli giochi che poi facevo testare agli alti sbandati del mio gruppo, durante le serate, più o meno alcoliche, che decidevamo di trascorrere giù da me.

Poi è arrivato Jaws aprendo le porte di un altro mondo, anche li c’è stata una storia d’amore, anche lì è stata lunga, travagliata e meravigliosa assieme, anche lì ho avuto tante gioie e tante soddisfazioni ma, fra le cose che ho abbandonato, c’è stato proprio tutto quel mondo del programmare, la mia palestra della creatività, il mio angolo dell’inventore; non riuscivo più a provare quella stupenda sensazione di costruire da zero, uno strumento che mi aiutasse a risolvere un problema, uno strumento concepito e portato alla luce solo dal seme di una mia idea, innaffiato dalle conoscenze acquisite dai manuali e plasmato direttamente dal mio desiderio.

La programmazione era divenuta visual, orientata agli oggetti e un programmatore cieco doveva scavalcare, con un solo, unico ed enorme sforzo, questi 2 grandi ed irti scogli: un cambio di prospettiva concettuale per nulla semplice e la stramaledetta inaccessibilità degli ambienti di sviluppo.
Perciò, ci ho provato e riprovato, ho installato giga e giga di materiale software, ho scritto centinaia di richieste di aiuto e chiarimento a sviluppatori ed amici, ho speso anche dei soldi sempre per provare software ma rimanendo sempre con l’amaro in bocca e l’inerzia nelle dita!

Così, quando, in un bel giorno della metà degli anni 2000, qualcuno mi raccontò che la roba della Apple stava diventando accessibile e che, beh, insomma, era troppo una figata
e, che, beh, Gabry, uno come te dovrebbe troppo provarla, guarda che ormai si fa tutto quello che si fa sotto Windows, ne vale la pena… Io, mio Dio! Modo grafico attivo, non proprio ma, Modo protezione dal nuovo attivo. Mi vedevo già riprecipitato in un mare di cose sconosciute, lotte da ripetere per l’accessibilità, e-mail da riscrivere, risposte che non arrivano da rispettare.. “No” – Dissi convinto, “Non fa per me, Sotto Windows ho tutto quello che mi serve e sto bene così”.

Ma loro tornavano, a più riprese, si infiltravano dalle porte dell’amicizia con una chiamatina ogni tanto: “Sai, la nuova versione del sistema operativo ha davvero fatto dei grossi passi in avanti”, mi sussurravano melliflui. Oppure spingevano sulla fragile barricata degli ingressi personali: “Hai mai provato Garageband per suonare?” E io – “Ma non è tutto grafico”? Modo grafico attivo? – “No,” – aggiungevano loro, – “Con VoiceOver si gestisce abbastanza bene.”
Questa guerra di posizione, alla fine ha dato i suoi frutti, anche grazie al fatto che io, fondamentalmente sono un po esploratore di natura ed amo conoscere il nuovo.

Così, un bel giorno del 2009, sono entrato in possesso della macchina con cui sto componendo questo medesimo scritto, e lo faccio in un ambiente a Modo grafico attivo, ma quasi completamente accessibile grazie a VoiceOver.

Da allora, altri prodotti si sono aggiunti alla famiglia Apple, come uno stupendo iPad 3, meraviglioso per i giochi, un iPhone 4 ed un iPhone 5.

Da quando ho potuto toccare con mano, anzi, in punta di dita questi gioielli tecnologici, le mie difese si sono completamente sbriciolate ed hanno ceduto il posto ad una sempre maggiore soddisfazione nella mia esperienza d’uso.

Già la torta era buona, ma adesso l’ho anche farcita ulteriormente con la proverbiale ciliegina, perché, proprio in questi ultimi mesi, mi sono riavvicinato alla programmazione, sono rientrato nella mia palestra creativa, ho riattivato la mente e già qualche nuovo strumentino ha visto la luce nel suo mondo di bytes.
Gli strumenti Apple, il mio prezioso MacBookPro, il mio iPad, il mio iPhone sono ora compagni di vita e di avventure, praticamente inseparabili e, sebbene qualche problema di accessibilità permanga, qua e là, devo onestamente ammettere che mai come ora, nella vita, mai in assoluto, io mi sono sentito un utente equiparato ed equiparabile, e la differenza non è da poco, agli utenti vedenti.

Ho conosciuto Python, come linguaggio di programmazione e, ascoltate bene quale favola tecnofantascientifca è in grado di farmi esperire: inizio uno script al lavoro, sotto Windows, lo salvo in una cartella di Dropbox, con l’iPhone, seduto in treno me lo scorro e ci penso su, arrivo nel mio luogo di vacanza, apro il MacBookPro, edito il listato del programma sotto Mac OS X, applico le modifiche a cui ho pensato in viaggio e lancio il programma che quietamente e senza problemi, dopo aver girato sotto Windows, gira anche sotto Mac OS.
Non vi pare una cosa incredibile?

Ah, a dire la verità, se proprio avessi voluto, grazie a iPython for iPhone, avrei anche potuto farlo girare sul telefonino, direttamente sui sedili del mio regionale.

So che forse questa non è una storia eclatante ma, ragazzi, quanta soddisfazione da il fatto che diversi strumenti tecnologici in tuo possesso, si “parlino” fra loro, si scambino i dati, condividano rubriche, documenti, musica, libri e ti permettano di avere tutta la tua produzione mentale o le tue fonti di informazione, sempre presenti ed aggiornate.

Quanto è bello leggersi un libro in bus mentre vai al lavoro, bloccare il telefono con un tasto e lasciare che sia lui ha preoccuparsi di salvare il segnalibro e diramarlo agli altri, così quando la campanella ti manda in pausa pranzo, lo riapri sull’iPad e te lo trovi lì, che ti aspetta, alla pagina giusta. Oppure ancora, quant’è comodo ricevere un numero di telefono da un amico, in una mail, aggiornare la scheda nei contatti e poi scordarsene completamente, salvo poi riaprire quella scheda sul cellulare, in un’altra regione d’Italia, in un momento di bisogno e scoprire che sì, il numero c’è! Il MacBookPro te lo aveva salvato e la nuvola te lo ha fatto piovere sul cellulare.

Spero di avervi raccontato qualcosa di carino.

Aspettiamo i vostri contributi e vi ringraziamo di cuore per la partecipazione!

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